Chiedi e ti sarà dato

Finchè un essere umano non trova la chiave per entrare in se stesso tenderà a soffrire, perchè avvertirà in sè un forte senso di mancanza.

Il senso di mancanza può riguardare aspetti economici, aspetti affettivi, aspetti familiari.

Quando entriamo in contatto con quel buco nero fatto di sconforto, di avvilimento e di un senso di non farcela tendiamo a respingerlo invece di ascoltarlo.

Quello che ne risulta è che continueremo a portarci dietro

gli strascichi di quel vuoto in ogni

momento delle nostre

giornate per poi rivivere il picco emotivo che

si presenta una qualsiasi situazione che lo fa riemergere.



Il problema non è mai la situazione in sè, ma la nostra

incapacità di affrontare a tempo debito i nostri vuoti.


A quel punto ciò che contraddistinguerà il nostro modo di concepire una determinata situazione in cui sentiamo di non avere potere sarà lo sconforto.


Come si comporta una persona che lavora su se stessa e che vede il mondo esteriore come una gigantografia del mondo interiore? Entra all'interno di sè.

Entra in contatto con quel vuoto, lo ascolta con tutti i sensi, lo fa suo, lo ingloba con il suo essere. Lo vive con tutto se stesso.


Questo atteggiamento di profonda accettazione (se ben condotta) porterà a una diminuzione della sofferenza emotiva e a un profondo senso di gratitudine ed espansione.

L'accettazione trasforma gli stati d'animo.


 


Ma se questo non bastasse c'è altro su cui lavorare:

Conscio del fatto che tutte le situazioni esteriori che generano in lui un senso di mancanza non sono altro che eventi che evidenziano una sua visione alterata della realtà, va alla ricerca di meccanismi limitanti, magari acquisiti durante l'infanzia, che lo guidano inconsapevolmente verso della situazioni disfunzionali. E' come avere installato un pilota automatico che ci porta a vivere proprio quello che non vorremmo affrontare.

Quali potrebbere essere degli esempi tipici di meccanismi sabotanti?